Estate tricolore: : guida alla coltivazione di piante italiane in giardino e in vaso

Estate tricolore: : guida alla coltivazione di piante italiane in giardino e in vaso

Estate tricolore: coltivare le piante italiane, belle anche nel gran caldo estivo

Le piante spontanee del territorio italiano sono un vanto, un orgoglio, una fonte di bellezza e di vita. Alcune possono essere acquistate (mai raccolte in natura) e coltivate in terrazzo o in giardino, perché facili e resistenti; altre sono solo da ammirare, nel loro ambiente naturale di vita.

Sono la scelta migliore per chi cerca di avere un giardino o terrazzo resiliente e adatto ad affrontare al meglio i cambiamenti climatici e le estati sempre più calde a fronte di un moderato consumo di acqua e della quasi assenza di problemi legati a parassiti o malattie.

Coltivare le piante italiane, una scelta a favore dell’ambiente

Viviamo in un Paese meraviglioso: natura, storia, arte, cultura, gastronomia e ingegno sono le cifre caratteristiche dell’Italia migliore. Un’Italia che offre anche piante meravigliose: alcune sono originarie del nostro territorio, altre sono arrivate qui da lontano ma hanno trovato condizioni ideali, nei secoli, per svilupparsi e diventare una tipicità.

Piante “migranti” diventate italiane: il fico d’India

Un caso tipico è quello del fico d’India: l’origine, come per quasi tutte le Cactacee, è americana. Chissà quali furono i navigatori che, nel ‘500, lo portarono in Italia… Certo è che oggi è a tutti gli effetti un simbolo del nostro ambiente mediterraneo, dove cresce spontaneo e dove viene anche coltivato a scopo di produzione; i frutti dolci, commercializzati dall’estate all’autunno, si prestano anche a diventare marmellate, bevande, sciroppi, farina, olio di semi, mangime per bestiame e trovano impiego anche nella produzione di cosmetici e in alcuni settori industriali e farmaceutici.

In Messico è diffuso l’uso di consumare come verdura i giovani cladodi privati delle spine, uso che è conosciuto anche in Sicilia. Diverse parti della pianta prendono la strada dell’industria (per coloranti e concimi organici), del settore farmaceutico (cura del diabete, dell’obesità ecc.) e della cosmesi.

Curiosità

In Sicilia le donne si tramandano l’uso dei fiori di fico d’India per le proprietà terapeutiche: l’infuso dei fiori raccolti ed essiccati ha infatti un effetto depurativo, con azione diuretica e rilassante delle vie renali. Sempre in Sicilia, una “pala”, spaccata in mezzo e infornata, ancora calda veniva usata per curare i casi di angina, tonsillite e febbri.

Come coltivarlo

Si coltiva bene in vaso profondo. In piena terra, come singolo esemplare al centro dell’aiuola o come pianta da siepe, solo nel Sud Italia; nel Nord è da coltivare all’aperto solo in primavera-estate e ricoverare in veranda o in appartamento in ottobre perché teme temperature inferiori a 5 °C. Posizionare al sole o a mezz’ombra, dove però difficilmente fiorisce.

Quale terriccio usare

Vuole un terriccio per piante grasse, arricchito da una manciata di buona terra fertile. Il drenaggio deve essere perfetto, con uno strato di ghiaia o argilla espansa sul fondo del vaso o della buca.

La concimazione

Il fico d’India apprezza la somministrazione mensile se è in piena terra, quindicinale se è in vaso, di Gesal Concime liquido Cactacee & Piante Grasse, ideale per tutte le tipologie di piante grasse e cactacee, garantendone resistenza e rispettando l’ambiente, con flaconi riciclati e riciclabili. Arricchito con potassio per aumentare la resistenza e migliorare la ritenzione idrica delle piante, ha un dosaggio facile senza sprechi: tappo graduato con salvagoccia.

Oleandro, un simbolo del Mediterraneo

Italianissimo è invece l’oleandro: la specie selvatica ha fiori bianchi, quelle con fiori rosa, rossi, screziati o doppi sono di origine orticola, “inventati” dagli ibridatori specializzati. In Meridione e lungo le coste più riscaldate dal sole, l’oleandro fiorisce per molti mesi, resiste al vento e al salmastro portato dal mare: caratteristica, questa, che condivide con le piante italiane della macchia mediterranea, che si prestano bene a inverdire giardini e terrazzi esposti al caldo, al pieno sole e alle brezze anche di forte intensità.

Da diversi anni l’oleandro cresce bene anche al Nord perché gli inverni non sono più molto rigidi: una volta adulto, regge bene qualche giorno di gelo.

Come irrigare

La lunghissima fioritura di questo arbusto sempreverde resiste anche nei periodi di siccità, ma la pianta gradisce irrigazioni estive se è coltivato in vaso. La doccia sulla chioma è gradita ogni tanto, nelle ore serali, soprattutto in caso di piante esposte alla brezza salmastra che lascia sale sulle foglie o quando sono soggetti alla polvere sollevata da una strada.

Come potare

Una potatura energica dopo la fioritura, a fine autunno, permette di ottenere esemplari compatti e ben strutturati. Quando compaiono i boccioli, per favorire la fioritura si possono tagliare i getti laterali appena sotto i fiori, che diventeranno così più larghi.

La coltivazione in vaso

La coltivazione in vaso è consigliata nelle zone con inverno freddo, anche se negli ultimi anni persino a Milano gli oleandri hanno resistito al freddo all’aperto, con qualche perdita quest’anno che ha visto temperature più basse rispetto agli anni precedenti.

Le piante in vaso richiedono contenitori ampi e profondi, con ghiaia o argilla sul fondo; si impiega terriccio universale o del tipo per trapianti.

La concimazione

L’oleandro apprezza la somministrazione mensile se è in piena terra, quindicinale se è in vaso, di Gesal Concime liquido Gerani e piante fiorite, ideale per tutte le tipologie di piante da fiore e arbusti a lunga fioritura, rispettando l’ambiente con una bottiglia riciclata e riciclabile.

È un concime minerale liquido arricchito con Ferro che consente fioriture magnifiche e prolungate; sostiene le piante durante lo sforzo della fioritura. Dosaggio facile senza sprechi: tappo graduato con salvagoccia.

Mesembriantemi, dall’Africa all’Italia

Sono arrivati dall’Africa meridionale e hanno trovato nel nostro Paese condizioni idonee per il loro sviluppo: sono le Aizoacee, nome difficile per piante molto facili. Siamo abituati a conoscere questi fiori come mesembriantemi, ma in realtà con questo nome ci riferiamo a diverse specie utilizzate in vasi e ciotole, che fioriscono in momenti diversi. 

• Se acquistiamo in aprile un bellissimo vaso in piena fioritura, sarà quasi certamente un Lampranthus, che termina la fioritura in maggio e d’estate offre solo la sua bella vegetazione. Alcuni fioriscono, negli ambienti mediterranei, solo da gennaio a marzo. 

• Il Delosperma è invece più generoso e non è raro che sia ancora fiorito in autunno inoltrato; i fiorellini lilla appaiono su una vegetazione che mostra buona resistenza al freddo. 

• I Drosanthemum hanno un portamento espanso e variano in altezza, alcune tipologie raggiungono anche un metro. Le foglie carnose sono densamente coperte da minuscole protuberanze. I fiori richiedono un irraggiamento solare brillante perché possano aprirsi completamente, a fine primavera. Vogliono un terreno ricco di humus e ben drenato.

• Il Carpobrotus è riconoscibile per i grossi fusti triangolari; tollera substrati salini e acqua salmastra, viene utilizzato anche per consolidare le sabbie costiere. Fiorisce a inizio estate. Carpobrotus edulis o fico degli Ottentotti produce frutti commestibili il cui sapore ricorda quello dei fichi.

Tre perle italiane

• Il garofanino ha origini italiane, anche se oggi le varietà in commercio sono spesso ibridi con genealogia molto complicata e incrociata con specie di origine cinese.

Dianthus barbatus, noto come “garofano dei poeti”, e Dianthus deltoides, il garofanino selvatico, fanno parte della flora spontanea italiana. Coltivate i garofanini in vasi profondi o in aiuole, l’ideale è una posizione soleggiata alla mattina (ma riparata dal sole bruciante estivo nel pomeriggio).

Hanno bisogno di terriccio ben drenato e non amano ricevere troppo concime, altrimenti avrete molte foglie e pochi fiori.

• La ginestra è anch’essa di origine italiana, così come il ginestrone (Ulex) e la “ginestra dei carbonai”, Cytisus scoparius, i cui rami erano impiegati per produrre scope e ramazze. Piante molto rustiche e resistenti, sono spettacolari in primavera per le loro fioriture dorate, poi in estate entrano in riposo grazie a un meccanismo organico che le protegge dall’arsura e dal vento dell’estate. Se coltivata in vaso, la ginestra richiede un contenitore profondo e ampio perché in breve tempo sviluppa radici espanse e robuste.

• Il corbezzolo, la pianta del tricolore. Foglie verdi, fiori bianchi, frutti che da gialli diventano rossi: il corbezzolo è un inno al tricolore italiano. Coltivatelo in giardino oppure in terrazzo, in vasi profondi. L’arbusto è sempreverde e resiste al gelo del Nord, dove però più difficilmente produce frutti. Spesso sulla pianta coesistono i fiorellini bianchi e i bei frutti commestibili dal sapore gradevole.

I fiori del nostro Mediterraneo

Le piante della flora spontanea italiana offrono una risposta a chi cerca idee per terrazzi e giardini poco impegnativi. Oltre a quelle prima citate, da segnalare anche lentisco, rosmarino, mirto, alloro, caprifoglio, fillirea… Belle e robuste, queste piante arbustive (rampicanti nel caso del caprifoglio) amano il caldo, non temono periodi di siccità, si ammalano poco o nulla.

Davvero perfette per vasche in terrazzo, siepi, giardini (anche quando sono curati e innaffiati solo occasionalmente). Oggi la macchia mediterranea tipica è in sensibile diminuzione a causa dell’espansione antropica e della cementificazione delle coste, ma ancora la possiamo ammirare soprattutto nelle regioni del Sud, nelle isole e in alcune aree di Toscana, Marche, Lazio e Abruzzo.

I fiori di Alpi e Appennini

Un giardino e terrazzo dedicato alle nostre piante spontanee potrà ospitare anche specie che trovano le loro origini nelle zone montuose del nostro Paese.

Giglio rosso e giglio martagone, stelle alpine, calta palustre dai brillanti fiori gialli, biancospino selvatico, sorbo, succulente come alcuni tipi di Sedum e di semprevivi sono fra le specie che si prestano a popolare i giardini con clima relativamente fresco, mai troppo aridi. Malva (Alcea), centaurea, campanule, mughetti dai fiori profumati, crochi, garofanini… Sono molte le specie da fiore che popolano i prati e i boschi dei nostri monti; negli assortimenti di piante perenni o di semi, spesso queste specie sono in varietà orticole, migliorate per dimensione o colore rispetto alle più umili specie selvatiche.

L’estate è il momento ideale per conoscere e capire meglio il verde spontaneo del nostro territorio, così ricco, differenziato, delicatissimo. Se vi è possibile, dedicate del tempo a escursioni a piedi, armati di macchina fotografica: guardare e non toccare è la regola base per amare e proteggere le piante “tricolori” che popolano la nostra bellissima Italia.