ORTI URBANI

Orti urbani

ORTI URBANI

Quando il rispetto per l’ambiente incontra il piacere di stare insieme e la voglia di mangiare sano, ecco che anche in Italia nascono gli orti urbani.

Città sempre più verdi e vivibili
Sul modello di quanto già accadeva in altri Paesi europei come Francia e Germania, adesso anche gli italiani possono ottenere, in affitto o in comodato, terreni pubblici e privati da coltivare all’interno dell’area urbana. Così, una schiera di agricoltori metropolitani già sta dando nuova vita a quegli spazi verdi delle nostre città che sono rimasti trascurati per anni e che invece dovrebbero essere dei luoghi di condivisione e di aggregazione per noi e per i nostri bambini.

A Roma sono già 150 gli appezzamenti assegnati all’interno di parchi e giardini pubblici, rinati grazie all’impegno dei cittadini. A Milano sono oltre 170 e molti altri ne nascono ogni anno in tutta Italia perché sono sempre di più i Comuni che aderiscono all’iniziativa. C’è chi coltiva frutta e verdura tra le mura della ”Città Eterna” e chi approfitta dei giardini condivisi all’ombra della ”Madunina” per il piacere di far crescere qualcosa e di passare del tempo a contatto con la natura, lontano dal traffico ma senza allontanarsi da casa.

Città sempre più solidali e sostenibili
Orti urbani e giardini condivisi sono un fenomeno in forte crescita, a cui cittadini ed amministrazioni si rivolgono con interesse sempre maggiore. L’opportunità, evidentemente, è quella di dare risposte efficaci a problemi tipici delle nostre città e dei nostri tempi.

Frequentare gli orti urbani rallenta i ritmi moderni e allevia lo stress, aiuta a riscoprire il rapporto con la natura e, allo stesso tempo, con il proprio quartiere e con le persone che lo abitano. Così, forse anche con la complicità della crisi e dei tanti allarmi sul cibo poco sano che finisce sulle nostre tavole, gli orti urbani sono diventati una moda davvero green che promuove l’utilizzo intelligente del tempo libero e fornisce cibo biologico a chilometri zero ai coltivatori di quartiere.

Anche se i prodotti di questi orti non possono essere venduti, nelle comunità nascono circuiti virtuosi di economia solidale. Inoltre, i ragazzi apprendono una corretta educazione alimentare e scoprono metodi sostenibili per trarre frutti dalla terra. Secondo Legambiente, infatti, oggi ben un giovane italiano su quattro coltiva un orto bio.

Coltivare l’integrazione
Questa felice esplosione verde si sta espandendo da Nord a Sud in tutto il Paese e, mentre attraversa le nostre città, tenta soprattutto di aprire varchi nel grigio cemento delle periferie. Come tutti sappiamo, è proprio lì, nei contesti più disagiati, che è più grande la necessità di creare aggregazione.

Nei quartieri popolari sono tanti i cittadini che abitano piccoli appartamenti e fanno richiesta al Comune per avere il proprio pezzetto di terra. Ci sono persone anziane, non più in grado di curare da sole il proprio orto, che decidono di condividerlo con gli altri. Ci sono infine le associazioni, che usano la coltivazione della terra come strumento di inclusione sociale, in particolare favorendo il coinvolgimento delle fasce più deboli della popolazione. Sempre grazie alle associazioni, orti e giardini diventano strutture terapeutiche per la riabilitazione ed il benessere delle persone e dove favorire i percorsi di autonomia di giovani fragili e in condizioni di disagio sociale.

E’ così che, nell’epoca di internet veloce e delle strade bloccate dal traffico, dei palazzi sempre più grandi e degli appartamenti sempre più piccoli, dei telefonini social e delle tante solitudini, coltivare un orto in città insieme ai nostri vicini può rivelarsi un percorso verso il rispetto, non solo per la natura ma anche per noi stessi e per gli altri.

E voi avete mai preso parte ad un orto urbano? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti!